Arrivederci alla statua di Gundam a Tokyo

gundam-odaiba Il Giappone, come del resto anche l’Italia, ha amato per ben 30 anni la serie di cartoni animati di Gundam e a giugno 2009, la casa produttrice di giocattoli Bandai ha eretto una statua robot di 60 piedi (c.a 18 metri) a Odaiba in occasione del trentennale della serie anime tv. In questi giorni stanno smantellando la statua e solo il maltempo (in Giappone c’è il periodo dei tifoni) sta ostacolando l’opera di demolizione.

La statua è stata visitata da circa 1 milione di persone e il suo futuro è ancora incerto. Probabilmente verrà collocata all’interno di un museo per poter continuare ad ottenere l’enorme successo di pubblico che ha avuto sino ad ora.

La statua è divenuta meta anche di numerosi tour organizzati provenienti da Paesi come Stati Uniti e Cina. E c’è anche chi, a detta della stampa nipponica, ha chiesto agli organizzatori di rendere l’esposizione permanente. Gundam, però, non ha celebrato solo se stesso: oltre alla festa per il trentennale dal debutto della serie tv, l’esposizione è servita per dare una marcia in più alla candidatura di Tokyo per le Olimpiadi del 2016.

Strano che i geni del marketing della Dreamworks si siano lasciati scappare l’idea di erigere un Transformers in occasione dell’uscita dell’ultimo film.

 

Per i nostalgici del mitico robot ecco di seguito un filmato del robot piazzato a Odaiba:

Flusso canalizzatore

iphone_smashed

Premesso che da un pò che non uso il mio ipod touch, vi racconto cosa è successo ieri: mi stavo mettendo le cuffiette, mi son accorto che me le stavo mettendo all’incontrario, cioè non con la L nell’orecchio sinistro e la R nell’orecchio destro, bensì con la L nell’orecchio destro e la R nell’orecchio sinistro. Fortuna che me ne son accorto in tempo, perché se lo facevo davvero e poi accendevo la musica, secondo me esplodevo.

Pubblicato in Curiosità, Ipod. Tag: , . 1 Commento »

I folletti di Babbo Natale

I nomi dei folletti di Babbo Natale sono:

Stekkjarstaur (Gimpy)
Giljagaur (Gully Imp)
Stúfur (Itty Bitty)
Þvörusleikir (Pot-Scraper Licker)
Pottasleikir (Pot Licker)
Askasleikir (Bowl Licker)
Hurðaskellir (Door Slammer)
Skyrgámur (Skyr Gobbler)
Bjúgnakrækir (Sausage Snatcher)
Gluggagægir (Window Peeper)
Gáttaþefur (Doorway Sniffer)
Ketkrókur (Meat Hooker)
Kertasníkir (Candle Beggar)

I nomi delle renne di Babbo Natale sono Comet, Dancer, Dasher, Prancer, Vixen, Donder, Blitzen, Cupid.

Sushi for dummies: preparare il sushi in semplici passi

Dopo un pò di assenza dal blog eccomi di ritorno con un argomento per me assai interessante.

Premettendo che questa non vuole essere una vera guida per chef giapponesi, ma è frutto di una ricerca visto che il sushi e il sashimi fanno parte delle prelibatezze che il giappone ci offre.

L’acquisto e la scelta del pesce
Tra le regole basilari per ottenere un buon sushi, la scelta di pesce freschissimo è fondamentale.
Sui banchi del mercato l’offerta è varia e, soprattutto quando non si ha confidenza con un venditore
in particolare, bisogna saper esaminare le caratteristiche della merce esposta e valutarne la
freschezza senza fidarsi delle chiacchiere altrui. Non farsi intontire dal venditore e toccare con
mano è sempre un’ottima idea.
Ecco i suggerimenti per un’indagine affidabile:
la carne deve essere soda, se si preme un dito sul pesce, la carne non deve conservarne l’impronta,
inoltre, se si prova a tenere verticale il pesce, questo deve restare rigido e non afflosciarsi;
l’occhio dev’essere brillante e sporgere leggermente, se invece è opaco e infossato il pesce non è
fresco;
le branchie devono essere rosse e umide e non pallide o grigie;
le scaglie devono essere ben aderenti alla carne e il colore deve essere brillante;
l’odore di mare è un altro indizio di freschezza;
la testa non dev’essere macchiata di sangue.
Il tonno ideale per il sushi è la specie “rossa”. La cosa migliore è acquistare una sezione del pesce
senza che il venditore lo tagli a fette, in modo da poterlo affettare personalmente secondo le
regole della cucina giapponese o, meglio ancora, comprare l’intero esemplare: ma in questo caso
prevedete di invitare un esercito di giovani giapponesi se non volete che il pesce invada il vostro
frigorifero per mesi.
Naturalmente non è il tonno l’unica varietà ittica che può essere utilizzata; il sushi, infatti può
essere confezionato anche con salmone, branzino, orata, calamaro o gamberi.

Gli strumenti…
La cucina giapponese non è solo diversa dalla nostra per ciò che riguarda le pietanze, parte del
suo fascino è legato anche agli utensili ed ai procedimenti particolari che vengono utilizzati per le
cotture e nel taglio del pesce.
Il consiglio per ottenere un sushi perfetto è dunque quello di fare qualche acquisto “orientale” per
avere una cucina adeguatamente attrezzata.
L’”hangiri” è un recipiente di legno largo e basso che ricorda un tino. E’ formato da doghe molto
strette tra di loro, serrate da due cerchi di metallo e un fondo piano. Il suo utilizzo è quello di
accogliere il riso cotto che va velocemente raffreddato e condito per il sushi. Anche l’”Hangiri”,
prima dell’utilizzo, deve essere lasciato in ammollo per 2 minuti e deve asciugare perfettamente
dopo il lavaggio.
Il “haiku guminoki” è il tagliere di legno; deve essere molto spesso per far sì che il tempo non lo deformi.
Un consiglio, è quello di utilizzare tre taglieri diversi: uno per le verdure, uno per la carne ed uno
per il pesce e pulirli, preferibilmente, con acqua bollente e aceto.
I “saibashi” sono dei bastoncini, lunghi una trentina di centimetri e di spessore maggiore rispetto
a quelli da tavola. Si utilizzano in cucina per prendere, separare, rimestare, rigirare.
L’“uchiwa” è il ventaglio che viene utilizzato per raffreddare più velocemente il riso per il sushi; in
origine era di bambù, adesso si può trovare nella versione in plastica ricoperta di carta di riso.
L’”uroko otoshi”, infine, è uno squamapesce di metallo.

Il taglio del pesce
Nella cucina giapponese, il taglio del pesce è un’arte. Accanto al fattore estetico, che risalta nella tipica presentazione dei vari piatti (i bocconcini mignon, le verdure intagliate, i rotolini multicolore), c’è la necessità che il pesce crudo sia sfilettato e tagliato con il metodo giusto, ne va, oltre che la bellezza del sushi, anche la bontà della ricetta.

Ecco, in 9 mosse, tutte le istruzioni su come sfilettare:
squamare accuratamente: tenere fermo il pesce sul tagliere e, con il coltello leggermente inclinato; eliminare la testa; successivamente inserire la punta del coltello nel ventre per staccare la lisca dalla carne andando verso la coda; poi, partendo dalla coda, inserire il coltello nel dorso quindi praticare un taglio per tutta la
lunghezza appoggiandosi alla spina dorsale, inserire il coltello tra le due incisioni e, con un taglio
deciso, arrivare fino alla coda; rovesciare il filetto e ripetere l’operazione dall’altro lato.
ottenuti i filetti, ripulire la zona ventrale eliminando le lische; dopodiché, praticare un taglietto sulla coda quindi tenendo fermo il filetto con la mano sinistra passare in modo deciso la lama del coltello di piatto tra la pelle e la carne del pesce; infine, dividere il filetto in due eliminando la parte centrale più scura.
Seconda fase è quella di preparare il pesce sfilettato per il sushi: per mantenere sempre dritta e
liscia la superficie dei filetti di pesce è necessario porre il coltello inclinato di 45° rispetto al filetto,
e tagliarlo interamente con un’unica e lunga trazione, utilizzando tutta la lama, esercitando una
pressione minima ma costante.

Come si prepara il sushi: la cottura del riso…
Ecco le istruzioni per preparare il riso:
versare il riso in una ciotola e lavarlo sotto l’acqua fredda corrente, mescolarlo con una mano
finché l’acqua sarà limpida;
trasferirlo in un colino, sciacquarlo ancora sotto un getto di acqua fredda e lasciarlo asciugare per
30 minuti;
trasferire il riso in una casseruola a fondo spesso, versare l’acqua minerale naturale e il sakè e
aggiungere l’alga kombu pulita con un telo umido e tagliata a fettine;
portare ad ebollizione a fuoco vivo ed eliminare l’alga, mettere il coperchio e proseguire la cottura
a fuoco basso per 15 minuti;
togliere dal fuoco, coprire con un telo, rimettere il coperchio e lasciare riposare il riso per 15 minuti in modo che si gonfi bene;
nel frattempo versare in un pentolino l’aceto con lo zucchero e il sale e scaldare per il tempo necessario affinché gli ultimi due ingredienti si sciolgano, quindi lasciar raffreddare; bagnare l’hangiri, o un recipiente largo a bordi bassi, con acqua e aceto e versare il riso cotto. Allargare bene il riso sul fondo con un cucchiaio o una spatola di legno, sempre inumidito di acqua e aceto; versare la miscela di acqua, aceto, zucchero e sale sempre mescolando e sventolando con il ventaglio. Concluso questo procedimento il riso deve risultare lucido, compatto, leggermente laccato e viscoso. Se il riso non viene utilizzato subito coprire con un telo umido e conservare a temperatura ambiente o in un luogo fresco ma mai in frigorifero.

La forma e la guarnizione con il tonno
Modellare un cucchiaio di riso con le mani formando una polpetta allungata;
mettere il filetto sul tagliere e, con un coltello ben affilato, tagliare in modo diagonale delle
strisce di pesce spesse 3mm;
mettere nell’interno della mano sinistra una fettina di pesce, sporcare con una piccola quantità di
wasabi il pesce e appoggiare la “ polpetta” di riso sul pesce;
chiudere leggermente la mano sinistra per far aderire gli ingredienti tra di loro;
porre sui piatti accompagnando con salsa di soia e zenzero sott’aceto.

Un maki in tre mosse
Il maki sushi detto anche norimaki si prepara con l’apposita stuoietta (makisu).
A differenza di quanto molti pensano, è la pietanza più diffusa nella cucina familiare giapponese,
anche perché, per confezionarla, si possono utilizzare ritagli di pesce, molluschi e crostacei.
Ecco una facile ricetta da eseguire in poche mosse:
1) tagliare a bastoncini il tonno. Disporre un foglio di alga nori sulla stuoietta, distribuire sopra
uno strato di riso da sushi di 1 cm scarso di spessore, (bagnarsi sempre le mani in acqua e aceto,
prima di maneggiarlo). Lasciare uno spazio vuoto di 2 o 3 dita sulla parte finale, per poi poterlo
richiudere. Spalmare con poco Wasabi e spolverizzare con un pizzico di semi di sesamo.
2) disporre un bastoncino di tonno quindi, aiutandosi con la stuoia, arrotolare ben stretto il foglio
di alga nori, premendo leggermente, per fissare bene il contenuto. Inumidire leggermente il bordo
finale del foglio d’alga e richiudere il rotolino, sempre premendo con la stuoietta.
3) disporre sul piano di lavoro il rotolino, tagliarlo a metà, con un coltello bagnato di volta in volta
in acqua e aceto. Dividerlo poi in cilindretti alti 2 o 3 dita, da servire con la parte tagliata verso
l’alto.

Skype lancia la sfida dei prezzi

Offerte flat, anche per una nazione

MENO di 3 euro al mese per fare illimitate chiamate verso un Paese del mondo, a scelta: è la mossa con cui, da oggi, Skype torna a far tremare il business degli operatori telefonici. Ha lanciato infatti le prime offerte flat-rate (tutto compreso) della sua storia, riprendendo così la strada della guerra dei prezzi. Ritorna quella strategia grazie alla quale Skype si è resa nota al mondo come spauracchio delle telco, usando il VoIP come leva per abbattere i prezzi.

Le nuove offerte flat sono tre. Sono senza scatto alla risposta. Le chiamate incluse nel canone sono pressoché infinite – è stato posto un limite di 10 mila minuti al mese (quasi sei ore al giorno) – solo per prevenire le frodi, cioè la rivendita del traffico da parte degli abbonati.

Si parte da 2,95 euro al mese verso un Paese a scelta dell’utente (può essere anche l’Italia). A 3,95 euro al mese la flat comprende le chiamate verso 20 Paesi europei; a 8,95 euro al mese, ci sono 36 Paesi nel mondo. Per l’Europa, le chiamate incluse sono solo quelle verso rete fissa. Per Nord America, Cina e pochi altri la flat vale anche verso i cellulari. In più, nelle prime due flat è incluso un numero Skypein (più segreteria telefonica, che permette agli altri utenti di lasciare messaggi vocali quando non siamo connessi a Internet); ce ne sono due, nella terza flat. I numeri Skypein sono numeri telefonici a tutti gli effetti, con cui gli altri possono chiamare l’utente Skype.

È possibile attivare numeri Skypein di vari Paesi del mondo (per esempio, con prefisso del Regno Unito e di Londra), ma non dell’Italia, a causa di particolari regole in vigore da noi, che impediscono a Skype e a simili software VoIP di ottenere un numero con prefisso geografico. Le regole italiane prevedono che Skype possa richiedere numeri con prefisso speciale (il 5), ma il Ministero delle Comunicazioni non ha ancora terminato le procedure di assegnazione.

La burocrazia italiana sul VoIP (unica al mondo) rende insomma meno attraente questa novità di Skype, che resta tuttavia rivoluzionaria. Avere un numero Skypein permette di fare a meno della telefonia voce tradizionale (abbandonare Telecom) e di fare e ricevere tutte le chiamate via Adsl. Le piccole e medie aziende che hanno rapporti con un Paese straniero potrebbero prendere un numero Skypein di quel Paese e fare illimitate chiamate verso i propri clienti e partner, a 2,95 euro al mese.

C’è l’incognita della qualità della chiamata, che via VoIP di Skype non è assicurata (molto dipende dalla bontà dell’Adsl utilizzata). Un altro problema potrebbe essere il costo dell’Adsl: quelle attivabili senza linea telefonica voce (le cosiddette “Adsl nude”) sono diventate molto più care, in media, rispetto alle Adsl normali. Una delle soluzioni più economiche, per telefonare senza canone Telecom, è di Wind: Libero Absolute, a 29,95 euro al mese (14,57 euro al mese fino al 31 dicembre, in promozione), che includono anche illimitate chiamate nazionali su rete fissa al solo scatto alla risposta (12 cent) e un numero telefonico italiano (che con Skype non si avrebbe).

L’utente italiano, quindi, con poco più di 30 euro al mese potrebbe avere un’Adsl, senza canone Telecom, un numero italiano e un numero straniero con segreteria. Tramite Skype, potrebbe fare illimitate chiamate gratuite verso l’Italia (o un altro Paese a scelta). Se sceglie l’Italia, con la flat di Skype, l’offerta voce di Libero Absolute torna utile da usare in caso di problemi con l’Adsl (la si può usare come back up, quindi).

Per un confronto: con Telecom Italia, sempre su VoIP, costa 15 euro al mese fare illimitate chiamate verso numeri fissi italiani (più il costo dell’Adsl Alice, da 19,95 euro al mese, e il solito canone base Telecom, 14,57 euro al mese). Più rare le flat verso l’estero. Con Telecom (su linea tradizionale), a 10 euro al mese è possibile chiamare tutti i Paesi dell’area uno (Europa e Nord America), meno l’Italia.

Tra i provider VoIP, si distingue invece la flat “mondiale” di Messagenet: 13,20 euro al mese verso Europa, Nord America, Australia, Cina, Russia e altri Paesi. Compreso un numero di telefono italiano: è il solo punto di forza rispetto alla nuova flat da 8,95 euro al mese, di Skype, che costa di meno e include un maggior numero di Paesi.

Chissà se questa mossa rivitalizzerà le entrate di Skype, al punto da soddisfare le (finora deluse) aspettative di eBay, la proprietaria. Nel primo trimestre 2008 Skype ha ricavato 126 milioni di dollari, con una crescita del 61 per cento rispetto al primo trimestre 2007; ma l’amministratore delegato di Ebay ha appena confermato, al Financial Times, che potrebbe decidere di vendere Skype, entro fine anno, se non riuscirà a migliorare le sinergie con le proprie aste e il proprio sistema di pagamenti Paypal. Skype ha il fiato sul collo, insomma, e con queste flat ha un’ultima possibilità di farsi valere agli occhi di eBay.

Ebay toglierà i feedback negativi!

EbayE’ la notizia del momento. A San Josè (CA*), sede di Ebay, hanno deciso: i feedback negativi dati dai venditori verranno cancellati e non sarà più possibile dare in futuro un fb negativo ad un acquirente. La proposta, che per molti è discutibile, porterà ad arginare un fenomeno sempre più presente nel sito delle aste on line (anche se le aste sono sempre di meno) che è il ricatto morale da parte di venditori che con l’arma del feedback negativo costringono ad accettare merce scadente o condizioni di vendita sibilline. Vedremo l’impatto di questa nuova scelta che effetto avrà sulla popolazione di ebayer.

note: * CA non vuol dire Cagliari ma California

Parcheggio “intelligente” alle porte di Milano

Riporto un articolo apparso su motoblog molto interessante:

“Essere motociclisti in Lombardia”, come recita lo slogan del sito www.motocivismo.it, non è sempre facile, anzi, ultimamente sta diventando sempre più difficile: perfino parcheggiare la nostra moto può essere una manovra pericolosissima.

Una nuova mini-inchiesta di Motocivismo documenta un illuminato esempio di realizzazione di parcheggio per le moto, costato ai cittadini di Pero (comune alla periferia di Milano) la bellezza di 40.000 euro.

Di seguito il video girato:

Il principe carlo e il futuro della teleconferenza: l’ologramma

Il principe Carlo d’Inghilterra ha partecipato ad un summit ad Abu Dhabi presentandosi più o meno di persona… cioè con un ologramma.

Ecco un breve estratto del suo discorso:

“Ho voluto apparire alla conferenza – ha spiegato – per congratularmi con Abu Dhabi per il suo progetto di creazione di una città, chiamata Masdar, con il massimo sfruttamento delle risorse naturali e a zero emissioni di carbonio. Gli scienziati – ha aggiunto – ci dicono che il problema dei cambiamenti climatici è così urgente che abbiamo meno di dieci anni per rallentare e fermare le emissioni di gas serra”. E il suo discorso finale, ovviamente, ha lasciato tutti senza parole: mentre la sua immagine spariva lentamente, il principe ha detto: “Ora svanirò nell’aria, non lasciando alcuna traccia di carbonio dietro di me”.

Quasi alla Star Trek.. Peccato che il video fosse registrato da Novembre e che la novità fosse limitata al fatto che solo la trasmissione fosse in diretta.

Comunque questo ci fa riflettere sul futuro delle videoconferenze. Oramai con la tecnologia a nostra disposizione possiamo tranquillamente presentarci ed interagire con un pubblico a migliaia di km di distanza.

Tutto questo ci farà risparmiare emissione di CO2 dagli aerei per gli spostamenti oppure non influirà per nulla?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Ne parlano anche qui

Di seguito il video della sparizione alla Star Trek

Gli ingredienti per una vera cassoeula

La Cassoeula è un piatto tradizionale lombardo, ma già il doverlo scrivere inizia a creare dei problemi !

Quale sarà la forma grammaticale giusta ? Mah …. Cassoeula (alla francese) è senz’altro la più usata°, però si può trovare scritto anche: casoeula, cassouela, casoela, cassuola e cazzuola. Altro nome usato è il più generico “bottaggio“, comunque sia il nome deriva sempre dalla pentola in cui viene cotta.

Debbo dire che personalmente, oltre alla grafia classica, apprezzo anche la forma “Cassöla/Casöla“, che mi pare la traslitterazione italiana più vicina alla pronuncia dialettale.

La Cassoeula è un piatto invernale, non è certo un piatto per tutti i giorni, sia per la complessità della preparazione sia per la “leggera” pesantezza del piatto stesso. Piatto dei giorni di festa è tradizione iniziare a consumarlo, accompagnato con polenta, ad inizio Novembre (ai Santi/Morti).

Pur nelle molte versioni in cui si presenta è nella ricetta sono presenti sicuramente le verze (per tradizione devono aver preso la prima gelata per rimanere così più tenere alla cottura) e dalle parti meno nobili del maiale come cotenne, costine con l’aggiunta nelle versioni più elaborate di piedini, verzini (salamini) e testina.

La Cassoeula è presente in molte zone della Lombardia con parecchie varianti:

- in provincia di Como tradizionalmente non si mettono i piedini ma si usa la testa del maiale;

- nella Bassa Pavese si chiama Ragò e si fa con i piedini e gli aglietti;

- nella zona ad ovest di Milano dalla Lomellina al Varesotto si usa anche carne d’oca.

Alcuni ingredienti sono d’introduzione recente come: l’aggiunta di un bicchiere di vino bianco (pare sia una variante comasca !?); l’aggiunta di spezie, che si dovrebbero però usare con parsimonia (mi riferisco al pepe, alcuni più temerari usano anche i chiodi di garofano); e per ultimo l’aggiunta di pancetta.

Nella versione più classica è senz’altro improbabile l’uso della conserva di pomodoro anche se alcune ricette la prevedono, più inquietante pare invece l’uso del vino rosso !!!. Visto poi l’origine “nordica” del piatto una variante recente mi pare l’uso dell’olio d’oliva che è senz’altro più salutare ma sicuramente meno saporito del burro (ormai la Cassoeula si mangia una volta ogni tanto, perchè allora non mangiarla buona?).

Essendo un piatto composto da ingredienti “popolari” ha delle somiglianze con altri piatti di varie parti d’Europa, ad esempio con la “Potée” francese (bollito misto di maiale con verdure); sempre in Francia con la Choucroute alsaziana (stufato di pancetta e puntine con crauti, mele e ginepro) e con la Sauerkraut in Germania entrambi fatti però con ingredienti conservati e non freschi. Altro piatto simile è l’Hochepot fiammingo anche se vede l’aggiunta di carni varie, patate e porri.

Sull’origine della Cassoeula ci sono varie leggende: chi la vuole tramandata da un ufficiale spagnolo del ‘600 ad una bella ragazza milanese di cui si era invaghito; chi invece la dice inventata da una frettolosa casalinga che avendo perso tempo a chiacchierare buttò le verze e il maiale in padella per preparare un piatto unico e veloce al marito di ritorno dal lavoro.

Comunque sia la diffusione geografica del mitico piatto, nella sua versione più ortodossa, rispecchia gli antichi territori dello Stato di Milano (Milanese, Brianza, Lodigiano, nord della prov. di Pavia, Novarese e Varesotto) sempre che non si voglia esagerare basandosi sulle somiglianze con i piatti d’oltralpe e pensare ad una sua possibile “incubazione” nella cucina celtica.

Vedendo gli ingredienti con cui è fatta sembra più probabile pensare che la ricetta sia nata nella povertà della campagna medievale lombarda, nell’intento d’insaporire le sempiterne verze (il nome Verziere ha il suo perchè) con un ingrediente a basso costo. La carne di maiale usata nella Cassoeula è infatti una seconda scelta, più accessibile al popolino di altri tagli più costosi. Tra l’altro il medioevo è il periodo d’oro del maiale, pensate che per indicare l’estensione di un bosco ci si riferiva al numero di maiali che questo era in grado d’alimentare. Contrariamente a quest’ultima ipotesi, una parte degli storici pensa che le carni usate nei secoli passati per preparare la Cassoeula derivassero da vari animali e solo nell’ultimo secolo sia diventato “d’obbligo” usare il solo maiale.

Quello che è sicuro è che la Cassoeula crea convivialità, è bello mangiarla in compagnia al caldo d’una trattoria o in casa d’amici, se poi fuori piove e fa freddo … tanto meglio. Tra l’altro mi è giunta voce di un’usanza che vuole l’aggiunta di un bicchierino di grappa durante la cottura per rendere più digeribile il piatto. La cosa mi pare del tutto pretestuosa ma non saremo senz’altro noi a denunciare la cosa, per non rischiare chi vuole può metterne un bicchierino nella pentola e berne un’altro a fine pranzo ( i più spregiudicate arrivano ad asserire che per rendere la Cassoeula più digeribile la grappa vada bevuta prima !!! Mah …)

Piedino

 

RICETTA PER 6 PERSONE:

1.500 g. verze

800 g. costine di maiale

250 g. cotenne di maiale pulite, raschiate e lavate

1-2 verzini a persona (ovvero salamini da verza in mancanza o ancora meglio in aggiunta 300 g. luganega o salsiccia)

2 piedini di maiale puliti, raschiati e lavati

1 orecchia di maiale pulita, raschiata e lavata

(1 musetto di maiale)

(codino del maiale)

200 g. carote

200 g. sedano

100 g. cipolla

50 g. di Burro

(un bicchiere vino bianco secco)

brodo di carne

sale, (pepe) quanto basta

Far bollire per circa un’ora, in una pentola con acqua bollente, i piedini di maiale tagliati a metà, le cotenne e le orecchie (Facoltativo: serve per sgrassare il maiale, se volete un piatto più o meno grasso diminuite o aumentate la durata di questa operazione).

In un casseruola grande, a fuoco lento, mettere il burro e far soffriggere la cipolla affettata, aggiungere le costine di maiale, l’orecchie e le cotenne tagliate a piccole strisce. Cuocere facendo rosolare bene a fuoco vivace le carni. Aggiungere sedano e carote, versare il vino bianco e farlo sfumare. Aggiungere un mestolo di brodo, mettere il sale (volendo il pepe) e rimescolare il tutto. Mettere il coperchio e lasciare sul fuoco molto basso per almeno un’ora controllando che non si attacchi al fondo (nel caso aggiungere altro brodo).
Verze
Intanto pulire la verza, scottarla a secco 2-3 minuti per farle perdere l’acqua, scolarla, tagliarla a pezzi grossolanamente e cuocerla a fuoco basso in una pentola coperta con pochissima acqua finche non appassisce (5-10 minuti). Metterla quindi nella casseruola delle carni insieme alla luganega tagliata a pezzi ed ai verzini interi. Mettere il coperchio e far cuocere a fuoco moderato per altri 30 o 45 minuti controllando che non si attacchi al fondo.

Provvedere ogni tanto a rimuovere il grasso in superficie.

Servire ben caldo con la polenta e un buon vino rosso mosso ma non abboccato (es. Barbera del Monferrato).

Equilibrio nutrizionale 1 porzione = dalle 700 kcal alle 800 Kcal

 

Ringrazio il Monte per l’apporto generoso!

 

Cucina a norma?

Grazie al Monte per questa segnalazione:

Cucina

Chi di voi vorrebbe fare un tuffo in piscina?